BRIEGEL DIORAMA
23-08-2007

BRIEGEL DIORAMA

 

Quando la fase di realizzazione del prototipo del Briegel potè dirsi completata iniziai a chiedermi come avrei potuto ambientare un modello del genere. Le domande che mi posi furono innanzitutto rivolte alla tipologia scenica e di conseguenza a quella tecnica. Le dimensioni di certo non sarebbero state  ridotte e questo avrebbe richiesto un attento studio strutturale e una ricerca dei materiali piu’ adatti a raggiungere l’idea che si era delineata.

Se infatti all’inizio non riuscivo a capire la linea da tenere per questo diorama, ad un tratto la cosa divenne mi piu’ chiara.

Una mattina immaginai una scena in cui il Briegel si trovava in fase di manutenzione alla vigilia di una battaglia. Anche se confesso che all’inizio non pensavo ad un mecha utilizzato prettamente a scopo bellico, l’immagine che mi venne alla mente era troppo invitante per non essere realizzata.

Cosi, dopo aver terminato la colorazione di una copia del master, e dopo essermi preso circa due mesi di riposo (l’intenso lavoro mi provocò una tendinite alla mano destra!), iniziai a raccogliere i materiali che mi sarebbero serviti.

L’aspetto che consideravo più sicuro era la collocazione del mecha. Lo avevo infatti immaginato all’interno di una sorta di piazzola posta piu’ in basso rispetto al livello del “terreno”. Una specie di vasca a sezione poligonale al centro della quale sarebbe stato posto il modello. Non so spiegare perche’ l’abbia visto in questo modo, ma l’idea oltre ad essermi sembrata buona sotto molti punti di vista, rappresentava un’invitante sfida modellistica. Un’altra cosa che avevo deciso era che il tutto doveva mantenere una certa monocromia dai toni “ferrosi” e che si amalgamasse alla livrea del Briegel. In seguito, quando decisi di introdurre i figurini, questa si rivelò una buona scelta, efficace nel far staccare cromaticamente le tute ad alta visibilità dei meccanici con il resto della scena.

 

REALIZZAZIONE

La prima cosa che ho autocostruito e’ stata l’arma. Seguendo un procedimento prettamente “kitbashing” (commistione di parti rubate qua e là da modelli di vario tipo), ho iniziato a costruire il corpo principale dell’apparato. Il blocco centrale e’ costituito dal guscio di uno di quei correttori per scrittura a  nastro, scelto appositamente nel reparto cancelleria di un supermercato. Una volta rinforzato opportunamente al suo interno, ho iniziato ad aggiungere pezzi cercando di seguire il piu’ fedelmente possibile il disegno preparatorio precedentemente eseguito. Immaginavo l’arma come un’unita’ a sè stante, con una sua autonomia e identita’, quasi come se fosse un altro organismo che andava a completare l’apparato bellico del Briegel. L’idea era quella di creare un’arma in grado di lanciare missili e proiettili di vario tipo e diametro. Individuai la zona di caricamento nella parte posteriore. Studiai anche un’impugnatura verosimile affinche’ gli artigli del mecha potessero stringerla in modo convincente. Una volta terminata l’agglomerazione dei pezzi, ho provveduto al riempimento di tutte le fessure, buchi e interstizi, fase piuttosto tediosa, ma necessaria a rendere un aspetto generale compatto e naturale, ma torniamo al concepimento della base.

Per prima cosa, mi recai dal corniciaio “di fiducia”, e dopo aver scelto un listello nero dalla lavorazione ornamentale adatta, lo incaricai di costruirmi una cornice ottagonale avente ------------

D’ingombro esterno e ----------------- interno.  All’interno della cornice feci applicare un pannello in legno che avrebbe rappresentato il supporto per la struttura interna non che la base d’appoggio dell’intero diorama. Intanto che aspettavo la consegna da parte del corniciaio, iniziai a pensare alle strutture da far comparire all’interno della scena.

La prima ad essere realizzata fu una gru vista durante l’ultima visita a Genova, ammirata piu’ precisamente al Porto Vecchio. Mi stuzzicava parecchio l’idea di introdurre in un diorama a tema fantascientifico un elemento realmente esistente che ipoteticamente doveva risalire a tempi di molto precedenti, e con quella gru, lo ammetto, fu amore a prima vista! Mi rimandava indiscutibilmente ad un’atmosfera retro’, steampunk e anche un po’ Myazaki, In piu’ avrebbe aggiunto un certo realismo ad un soggetto che di realistico aveva evidentemente ben poco Per la realizzazione mi sono servito di plasticard di vario spessore e profilati evergreen. Per la base cilindrica ho invece scelto un cerchione per automobili radiocomandate. Per riprodurre la cabina di comando in legno, ho inciso il plasticard con un cutter e con della carta abrasiva a grana grossa, per riprodurre l’illusione delle assi. All’interno di essa (anche se questa zona rimane poco visibile) ho inventato un banco manovra davanti al quale ho posto un figurino Dragon opportunamente modificato in modo da poter impugnare le leve. I finestrelli provengono da un kit ferroviario Lima che, incredibilmente, riproducono in modo fedele quelli reali. L’autocostruzione di questa struttura prosegui’ senza particolari difficoltà, fatta eccezione per la tediosa riproduzione dei bracci a traliccio.

Anche se come documentazione possedevo solo le tre foto scattate quel giorno, sono riuscito a ricostruire la gru in modo, credo, appena accettabile. Non avendo a disposizione nè planimetrie né  l’oggetto sott’occhio, alcune proporzioni non risultano perfettamente fedeli all’originale, ma devo dire di essermi divertito parecchio.

Una volta che la cornice-base fu pronta, iniziai la costruzione della base vera e propria della struttura scenica. Visto che la pavimentazione avrebbe dovuto simulare un sistema di pannelli metallici dettagliati con pannellature incise, come materiale scelsi del plasticard di 5mm di spessore, con il quale realizzai una seconda base ottagonale che doveva incastrarsi all’interno della cornice. In seguito realizzai le sponde che dovevano aderire alle pareti interne della cornice. Ottenni cosi’  una sorta di “vassoio” nel quale avrei dovuto posizionare un’altra componente, ossia la piazzola che avrebbe ospitato il Briegel.

Ad essere sincero, le fasi di concepimento e di costruzione della base non furono così immediate e semplici. Il principale problema da risolvere era distribuire gli spazi in modo esatto tra la piazzola (per la quale dovevo ancora stabilire le misure esatte ma che doveva contenere l’apertura dei piedi del modello) e la superficie a livello del terreno che doveva ospitare comodamente la gru e le altre componenti della scena. Come spesso mi accade quando una cosa non risulta perfettamente chiara, passo ad altro, in modo da poter liberare la mente e procedere in modo tranquillo. Mi dedicai infatti ad intermittenza alla progettazione della base, intervallata al proseguimento di costruzione delle altre parti che mi ero prefissato di inserire.

La seconda struttura cui mi sono dedicato e’ stato una sorta di braccio meccanico che opera in prossimita’ della spalla sinistra del Briegel. L’idea che mi venne fu quella infatti di realizzare una struttura mobile rapprsentata nel momento in cui sta posizionando il coprispalla sulla meccanica del braccio sinistro. Avevo immaginato questa scena per enfatizzare l’idea della manutenzione, infatti il pezzo non doveva essere sostituito, ma solo temporaneamente spostato per permettere un lavoro di messa a punto sulla meccanica del braccio. Il braccio scorre sulle guide del traliccio, ed è articolato da due snodi nella parte superiore, mentre per la struttura principale mi sono servito del corpo di un ponte ferroviario della Lima, opportunamente modificato e dettagliato.

Poiche’ il pezzo presentava già delle scanalature parallele pensai fosse perfetto per simulare lo scorrimento verticale del blocco del braccio. Dentro alle suddette scanalature ho adattato una staffa a “T” sulla quale ho subito fissato due snodi circolari (uno per il movimento destra-sinistra e l’altro perche’ potesse andare avanti e indietro). Il braccio vero e proprio e’ formato da una miriade di particolari e pezzi di varia provenienza. All’estremità del braccio ho posizionato una specie di “mano” meccanica con due ganasce a scorrimento, fissate in modo da tenere saldo il coprispalla.

Per rendere piu’ chiara l’intuizione dello scorrimento del blocco del braccio lungo la struttura a traliccio, ho simulato un meccanismo di catene e motori e due tiranti nella zona posteriore, che lo avrebbero anche reso piu’ solido.

Una volta finita la seconda struttura, finalmente ho potuto iniziare a realizzare la famosa “vasca” di contenimento del modello. Dopo aver scelto le misure e il diametro (lo spazio d’ingombro e’ stato rilevato misurando da una punta dei piedi all’altra) ho creato un’ennesimo pannello ottagonale e le sue relative sponde. La cosa complicata fu realizzare le sponde inclinate, in modo che una volta montate, combaciassero il meglio possibile e rimanessero allo stesso livello di quelle realizzate per la prima scatola”. Un’altra complicazione fu quella di inserire su quattro di esse delle aperture nelle quali sarebbe stato incassato del mecadettaglio. Dopo aver aperto le quattro finestre rettangolari, ho infatti creato altrettante scatolette, sempre in plasticard, affinchè potessero ospitare alcune prese d’aria e dei bocchettoni ai quali pensavo di connettere tubi di alimentazione e di rifornimento. Dopo aver dettagliato e finito le quattro parti gemelle (a dire il vero sono speculari a due a due), ho proceduto con l’incidere i canali di scolo, creando degli “spicchi” che convergono al centro della piazzola, rappresentato da un foro per lo scolo.

Avevo cosi’ ottenuto le due parti principali della struttura della base, poste decentrate una dentro l’altra, per dare più spazio dietro, nella zona dove sarebbe stata posizionata la gru. Dopo averle saldate con del cianoacrilicato rimaneva ora da coprire tutto il vuoto che si era creato tra di esse, creando il vero e proprio livello superficiale della scena.

Per motivi di spazio scelsi di far sporgere ulteriormente questa superficie rispetto alla cornice, e dopo aver intagliato le porzioni di plasticard necessarie, ho provveduto ad incollare il tutto in modo da ottenere un tutt’uno solido e compatto. In seguito, dopo aver stuccato il tutto con stucco bicomponente Milliput, ho dettagliato “in positivo” tutta la base, creando ulteriori spigolature e cornicioni. Una volta finita e primerizzata la base, ho dettagliato il tutto in negativo, incidendo numerose pannellature su tutto il perimetro con l’ausilio di un punteruolo e dime fotoincise dell’Hasegawa e della Kotobukiya. Come tocco finale ho fatto numerose e mirate passate di carta abrasiva a grana grossa, in modo da simulare l’effetto zigrinato del metallo. In piu’ i microsolchi formatisi avrebbero rappresentato un’ottima superficie per i futuri lavaggi ad olio.

Intanto che la superficie della scena stava prendendo corpo, decisi di complicarmi ulteriormente la vita, creando altre situazioni di manutenzione sul mecha, che avrebbero comportato l’aggiunta di un certo numero di figurini.Tengo a precisare che la vera sfida, nonché preoccupazione, per la realizzazione di queto diorama era rappresentata proprio dai figurini. Infatti era la primissima volta che mi dedicavo a questo aspetto modellistico, ma come si dice “c’è sempre una prima volta”, ma l’argomento verrà trattato meglio in seguito.

Torniamo alle componenti strutturali della scena.

La terza struttura ad essere realizzata fu una piattaforma posta sul lato dell’arma, adiacente alla zona in cui avevo stabilito dovessero essere caricati i missili.

Questa struttura e’ stata realizzata con alcune parti avanzate dal kit Lima  gia’ usato in precedenza, opportunamente segate ed adattate. Il tutto e’ stato raccordato con ulteriori sistemi a traliccio in plasticard, dettagliati con rivetti della Wave.

La superficie piana e’ stata ottenuta con una porzione rettangolare in plasticard da 3mm, ricoperta da porzioni di camminamenti antisdruciolo rubati ad un Bradley in 1/35 della Tamiya e da altri carri. Poi, con altre parti di varia provenienza, ho realizzato le balaustre e ho dotato la piattaforma di un piccolo ascensore montacarichi. L’idea era infatti quella di posizionare un altro figurino intento ad inserire un proiettile all’interno dell’arma. La funzione del montacarichi doveva essere proprio quella di caricare missili e proiettili in modo che l’addetto potesse tranquillamente averli a disposizione. Per renderlo piu’ credibile ho dotato l’ascensore anche di un motore per simulare il suo movimento e di una catenella posizionata tra le due sponde.

Questa non era che una delle due piattaforme a cui pensavo. Visto che avevo concepito il Briegel con un portellone apribile posto nella zona anteriore del bacino, proprio sotto la torretta di fuoco, decisi di aggiungere un secondo trabattello sul quale un figurino rappresentante un artificiere  avrebbe potuto operare comodamente in prossimità del vano, reso visibile tenendo aperto il portellone.

Per rendere ancora piu’ l’idea, scelsi di aggiungere alcuni particolari, come due estintori e due bombole di propellente, provenienti da un set Tamya.

Ora che disponevo di tutte le strutture e componenti della scena, non mi restava che pianificare l’adattamento dei figurini, scegliere gli accessori da aggiungere qua e là e  rendere credibile e uniforme il tutto.

Come ho accennato precedentemente i figurini sono stati il vero scoglio durante la realizzazione di questo diorama. D’altro canto lo consideravo come aspetto vitale, per svariate ragioni. Innanzitutto i personaggi avrebbero sottolineato e reso ancor più evidenti le proporzioni uomo-macchina, e, poiché avevo deciso di dotare parte di essi di una tuta ad alta visibilità, esse creavano un importantissimo salto cromatico tra essi e l’intero complesso meccanico.

Tutto cio’ mi spinse a dedicare molto tempo alla modifica delle posizioni dei figurini che avevo a disposizione. Alla fine i personaggi presenti, compreso quello nella cabina della gru, sono dieci.

Di varia provenienza (soprattutto Tamiya e Dragon) sono stati piu’ volte elaborati, con interventi di modifica delle posizioni e di aggiunta di dettaglio, sopratttutto nella zona della testa, sforzandomi di ottenere una versione un poco originale di questi soggetti credo molto conosciuti dagli esperti di modellismo militare.

Decisi anche di inserire una sorta di “divertissement” all’interno della scena: un meccanico in pausa seduto e colto mentre legge un quotidiano. Scelsi di introdurre questo elemento un po’ per permettere un distacco dalla complicatezza della scena e dalla sensazione di “operosità” che ne deriva e un po’ per proiettare un certo mio desiderio di pausa da questo impegnativo progetto! Dopo averlo modificato interamente in modo che potesse verosimilmente incrociare le gambe e tenere tra le mani il giornale, restava solo da decidere come e dove inserirlo. L’idea mi venne in occasione di un breve viaggio fatto in quei giorni, quando in aeroporto, prima di partire trovai al duty-free un bel modello pre-dipinto di Vespa, in scala 1/32. Anche se la scala non era proprio perfetta, decisi di inserirla ugualmente, ovviamente dopo averla opportunamente ridipinta e invecchiata.

La zona scelta fu infine una porzione di scena dietro la struttura del braccio mobile, contro la quale ho fatto appoggiare la vespa e sulla quale e’ stato fatto sedere l’”ozioso” personaggio, semi-nascosto e rivolto di spalle rispetto lo spettatore.

Sempre in quel viaggio (a Lisbona) per le strade trovai un’altra idea per il mio diorama. Visto che la presenza di estintori, posti a una decina di metri l’uno dall’altro, tappezzavano ossessivamente le strade della bellissima città, dcisi di inserire anche questi elementi nella scena.

Dopo aver scattato varie foto, appena tornato iniziai ad autocostruirne tre, realizzati con profilati tubolari Evergreen di vario diametro, dettagli vari, options parts della Wave e porzioni delle catenelle piu’ fini che riuscii a trovare.

Decisi anche di posizionare l’addetto alla pompa della benzina su una scaletta appoggiata al lato posteriore sinistro del Briegel, già dotato della zona di rifornimento.

Mentre la scaletta in ottone proviene dal modellismo navale, il figurino e’ della Dragon, opportunamente modificato in modo da rappresentare in modo convincente la posa del personaggio aggrappato alla scala che, tenendo in mano l’erogatore, accenna una leggera torsione del torso.

La pistola e’ autocostruita.

Fatto questo, poiché avevo deciso di presentare il Briegel interamente aperto, restava solo da curare l’interno della cabina. Per prima cosa eliminai il pilota in dotazione nel kit, poiché non aveva ragione di esserci in quel momento, visto che la battaglia sarebbe stata solo il giorno successivo. Per impreziosire ulteriormente l’abitacolo ho aggiunto delle cinture di sicurezza fotoincise provenienti da un kit di sedile aeronautico della Verlinden.

Scelsi anche di connettere un altro tubo di rifornimento nella zona sinistra sottostante, nei pressi della quale ho fatto appoggiare i piedi di un personaggio in posizione eretta che interagisce con un altro individuo, posto a terra. Dopo aver preparato una miriade di accessori da kit vari come bombole, taniche, bombole, casse e cassette per gli attrezzi, potevo dire di aver finalmente terminato (o quasi) la fase di costruzione del diorama.

 

VERNICIATURA

 

A dire il vero la fase di pittura del complesso della base non e’ stata cosi’ rigidamente separata da quella della costruzione. Infatti operavo piu’ che altro su due fronti, appena finivo una parte, provvedevo subito alla colorazione, in modo da poter avere le varie componenti complete il più possibile quando la base sarebbe stata terminata.

Comunque tutte le parti della scena sono state innanzitutto primerizzate con uno spray antiruggine a bomboletta. Visto che la gru vista a Genova possedeva lo stasso colore, scelsi di tenere il primer come base pittorica per tutte le strutture. Nel caso della gru, per adattala meglio all’invecchiamento applicato al corpo del Briegel, e’ stata rappresentata molto più usurata rispetto a come si presenta ora, ma tra qualche anno……..

Scelsi di tenere un tono rugginoso un po’ per tutte le parti della scena, ottenuto applicando ripetuti lavaggi di terra bruciata e di terra d’ombra ad olio. Una volta asciugati i lavaggi, applicavo di norma, con un vecchio pennello, pigmenti a secco delle stesse tonalità dei lavaggi, per enfatizzare i depositi e le lavature di ruggine.

Dopo aver assicurato i piedi del Briegel con tondini d’ottone alla base, ho incollato tutte le strutture con cianoacrilicato e, nel caso della gru, assicurandola anche con un grosso perno passante tra le due parti.

L’arma e’ stata verniciata rispettando le tonalità e la successione di tecniche utilizzate precedentemente sulla superficie del mecha, fatta eccezione per le fasce mimetiche.

Ora che avevo ottenuto una visione d’insieme, iniziai a riprendere ad aerografo alcune zone del modello e di tutte le parti della base, schiarendo e scurendo, in modo da creare contrasti di luce e ombra.

Questo lavoro ha permesso di arrivare a dei passaggi cromatici morbidi creando allo stesso tempo contrasto tra le diverse parti del diorama.

Ora non rimaneva che applicare tutti glia accessori che mi ero prefissato di inserire qua e là nella scena. Una volta colorati, dotati di decals e infine invecchiati, ho distribuito gli elementi nella scena, cercando di immaginare lo svolgimento del lavoro. I figurini sono stati dipinti prima con un colore di base acrilico, successivamente sfumati con terra d’ombra a olio. Per i visi ho usato una base di flash Mr.Color e dei lavaggi selettivi piu’ scuri ad olio.