BREDAPLUS
12-02-2002

 

 

BredaPlus

Derivazione dal kit 1/220 Kotobukiya 

 

 

La costruzione

Per questo modello sono partito dal recast del vecchio kit disegnato da Kazuhisa Kondo.

Da subito ho immaginato una nuova versione del Breda, più pesante e aggressiva rispetto al disegno originale di Kondo. Dopo alcuni disegni preparatori delle possibili modifiche mi sono reso conto che il mecha tendeva ad assumere alcune caratteristiche più vicine ad un altro grande mecha designer nipponico, Makoto Kobayashi.

Le prime parti che mi sono prefissato di sostituire sono state i piedi, il codone con la zona motore, la testa e il backpack.

Per i piedi, avendo optato per una forma piuttosto arrotondata sono ricorso all’autocostruzione in Milliput, con l’aggiunta della meccanica della caviglia, optino parts della Wave,tubi, plasticard e altri particolari.

La zona bacino è stata completamente modificata in modo da ospitare l’aggancio con il grande blocco motore posteriore, realizzato con Milliput fuso al guscio di un altro modello, il Boundoc di Kobayashi. Anche qui sono stati utilizzati tubi raccordati da segmenti di tondini in plasticare e particolari vari. Per il busto invece ho ricoperto l’originale  di Milliput e in seguito l’ho completamente riscolpito, mentre per la testa, semi-autocostruita (ho mantenuto solamente visiera e mentoniera) mi sono ispirato a quella del Neo-Geo di Kondo.

La zona backpack è stata suddivisa in 4 parti distinte, il blocco centrale, ottenuto modificando l’originale, i due grandi tank posteriori (modifica di quelli dell’Alpha Azieru della Bandai), il pinnone ottenuto modificando quello del Boundoc e infine lo spoiler superiore, autocostruito in plasticard e Milliput.

Per quanto riguarda le braccia, ho allungato, modificato e arricchito di particolari quelle originali, modificando l’attacco alla spalla, immaginando il volume e il peso dell’arma che avrebbero dovuto portare. Le spalle sono state modificate e le mani autocostruite.

Concludendo, il cannone è stato ottenuto dalla fusione di varie parti in plastica e resina, con l’aggiunta di tubi, sensori e vari particolari.

 

 

Verniciatura

Ho iniziato stendendo una mano di primer bianco su tutto il modello sul quale ho applicato ripetuti lavaggi di acrilico(nero+rosso+terra di siena) e acqua per iniziare a “vedere” i volumi del modello.

Successivamente ad aerografo ho steso varie velature di verde Humbrol (smalto) molto diluito, lasciando passare un po’ di tempo l’una dall’altra. Una volta ottenuto l’effetto desiderato ho steso sempre ad aerografo un colore più chiaro sufficientemente contrastante per delineare la mimetica.

Le striscie sui tank, spoiler e skirt frontali a maschera, successivamente invecchiate e screpolate con una lama ti di cutter, mentre le meccaniche  sono state dipinte a pennello con una base di gun metal acrilico sfumate ad aerografo e in seguito con drybrush.

Una volta finita la verniciatura ho effettuato lavaggi a zona, differenziati dall’ocra al ruggine.

Infine ho steso una mano di trasparente satinato su tutto il modello e, in alcuni punti dei piedi e delle gambe o soffiato un po’ di farina e pigmento ocra per simulare il deposito di sabbia.

 

 

 


La basetta

Per realizzarla ho versato del gesso alabastrino in un secchio di plastica inclinato e ancora umido, ho iniziato a scavare i profili delle dune.

Poi, dopo aver riportato il contorno dei piedi sul gesso ho scavato all’interno, in modo che i piedi affondassero nel modo più naturale possibile. Una volta completamente essiccato ho rifinito il tutto con carta abrasiva a varie granature e creato lo spostamento della sabbia sotto i piedi del mecha con Milliput lavorato a fresco. Successivamente, con la stessa polvere che ho fatto depositare sui piedi e le gambe, ho spolverato l’inera basetta sulla quale avevo precedentemente steso una mano di colla spray. Poi ho colorato il tutto ad aerografo sfumando le dune con un colore più chiaro.