BRIEGEL
27-04-2007



BRIEGEL

La realizzazione di questo modello e' stata un'avventura lunga un anno. Tutto e' iniziato da un bozzetto che ho fatto nel 2005 e certamente mai avrei immaginato a cosa avrebbe portato.

Capita a volte, ma sono casi particolari purtroppo, che un semplice schizzo, alcuni segni di matita essenziali e spontanei,  comunichino molto di più di un'illustrazione completata.

Ho notato che in quei casi i segni riescono a racchiudere un particolare senso "3D". Questo e' molto importante, perche' iniziare un'autocostruzione partendo solo da un'idea generale puo' comportare molte complicazioni in seguito. In questi rari casi, un semplice schizzo puo' assumere la stessa importanza ed efficacia di uno studio planimetrico.

Una volta "visto" il soggetto, dopo un po' di tempo iniziano a insinuarsi nel modellista domande come: "chissa' come deve essere eseguirne il modello,ecc.." E il gioco e' fatto. 

Il primo passo e' sato pianificare indicativamente le misure generali e le forme, eseguendo schizzi delle varie parti del modello con lo studio delle relative articolazioni.

Una pianificazione piu' dettagliata puo' derivare anche dal vaglio dei pezzi di scarto o raccolti nel tempo. Infatti a volte sono i pezzi stessi a fornire buone idee, soprattutto per i passaggi piu' complicati come le articolazioni.

Dove l'utilizzo di pezzi "esistenti" non ci puo' aiutare, cioe' nella stragrande maggioranza delle parti del modello, bisogna pianificare la vera e propria autocostruzione.

 

 

 

Nel caso del Briegel lo sforzo piu' grande e' stato quello di dargli un'apparente efficacia meccanica. La sfida era quella di allontanarsi dal classico robottone, ma creare un vero e proprio mecha, che avesse piu' affinita' con mezzi reali. In piu' la scala rispecchiava pienamente questa volonta', visto che l'1/35 e' una delle scale piu' frequenti e permettono combinazioni infinite con innumerevoli figurini, kits di dettaglio, ecc....

Tornando allo studio delle meccaniche, vedevo questo modello strutturato in modo relativamente posabile, in modo che l'insieme risultasse il piu' possibile verosimile e armonico.

Questa opzione complica ulteriormente la vita, pero!. Infatti questo comporta la ripartizione di un sistema meccanico scomposto in molte parti che in molti casi devono interagire tra loro, come nel caso degli snodi. Un esempio su tutti, quello della caviglia, che merita un discorso a parte.

Nelle mie autocostruzioni "antropomorfe" tendo sempre a partire dai piedi e dalla gamba in generale, per due motivi essenziali. 

Il primo e' perche' penso che gran parte della riuscita del modello dipenda da una gamba studiata bene. Non solo perche' dovra' sopportare il peso dell'intero soggetto (che parlando di un modello in resina e in questa scala, non sarebbe certamente stato indifferente), ma anche perche' penso abbia un compito fondamentale nel definirne anche l'intero slancio formale.

Il secondo e' perche' la gamba in generale, proprio per tutti questi motivi, e la sua conseguente complessita' rappresenta uno degli scogli maggiori per chi realizza un'autocostruzione antropomorfa, e di regola preferisco togliermi subito il problema.

Lo snodo della caviglia rappresenta lo scoglio maggiore, poiche' presenta la necessita' di rotazione delle parti meccaniche in tre direzioni diverse. Un'alternativa puo' essere quella che solitamente si trova nei kit in resina e cioe' quella dello snodo cosidetto "a palla", formato da una mezza sfera in resina su un pezzo e il rispettivo alloggio concavo sull'altro.

Decisi di scartarlo perche' a mio parere anti estetico, troppo semplicistico e non "formalmente" adatto al tipo di meccanica che avevo in mente.

A complicare ulteriormente la cosa fu il fatto che avevo deciso di utilizzare un sistama di pistoni a vista, che a rigor di logica avrebbero dovuto seguire i movimenti generati tramite lo snodo della caviglia. La tendenza verso il complicarsi la vita a volte non ha limiti!!

Ad ogni modo ne e' uscito un efficacie sistema vero a meta' dove i pistoni, studiati per dare verosimiglianza alla meccanica, riescono a seguire i movimenti dello snodo ma rimanendo essenzialmente statici.

Mentre la gamba cominciava a prendere forma per mezzo di plasticard, profilati Evergreen, parti rubate a qualche carro armato e stucco bicomponente, il secondo problema iniziava a delinearsi. Un'altro aspetto che mi da sempre non poche preoccupazioni e' infatti quello dell'equilibrio. Sembra stupido, ma in un modello di robot che deve stare in piedi sulle proprie gambe la cosa non e' da sottovalutare, soprattutto se si parla di un modello imponente, come in questo caso.

Per risolvere questo problema mi sono occupato principalmente di stabilire indicativamente il peso della parte posteriore (o sedere) del modello e dell'altra parte che sarebbe stata collocata su di esso, il busto, con la relativa posizione delle spalle. In parole povere, studiare il baricentro.

Comunque per il momento avrei dovuto preoccuparmi "solamente" della costruzione dell'articolazione dell'anca e dell'intero bacino.

Il bacino e' stato concepito in modo che fosse molto ingombrante nella zona postariore e ridotta in quella anteriore. Il pezzo, una volta realizzato, avrebbe assunto una particolare forma "a becco d'uccello", sulla cui superficie sarebbe stata posta una torretta che avrebbe ospitato la zona di fuoco.

La struttura del bacino e' per lo piu' composta da fogli di plasticard di vario spessore e da una sorta di gabbia tubolare realizzata con tubi Evergreen di vario diametro.

Questo sistema tubolare mi e' stato suggerito dall'osservazione dell Ducati monster, dove tutte le parti del motore coi relativi cablaggi sono trattenuti in questa struttura.

Scelta che ho poi mantenuto nella parte posteriore del busto, zona in cui ho scelto di posizionare il secondo motore.

Ma andiamo con ordine. Il problema del baricentro comporta sempre un lavoro alla cieca, poiche' non c'e' modo di verificarne l'effettiva efficacia se non a modello finito.

Una volta terminata quella che sarebbe stata solo la prima versione della gamba e l'abbozzo strutturale del bacino, ho costruito un supporto per quest'ultimo. Cio' mi ha permesso di fare un primo test "formale", avevo infatti un primo stadio dell'intera parte inferiore.

Il codone, ancorato al bacino, e' stato studiato creando due gusci che si incastrano uno dentro l'altro. Questo permette una maggiore leggerezza al pezzo, nonche' un discreto risparmio sui materiali, vsto lo spazio vuoto che vi si crea all'interno.

A questo punto, come spesso accade, e' arrivata una prima sospensione dei lavori durata piu' di un anno. A volte credo sia utile e vitale distaccarsi per un certo periodo di tempo da un progetto, soprattutto se impegnativo e lungo come questo.

Anche se i lavori sarebbero ripresi solo nell'aprile 2006, questa fase di sospensione, mi ha comunque permesso di elaborare nuove idee e di realizzare ulteriori studi e schizzi.

Quando ho ripreso in mano i pezzi infatti avevo le idee piu' chiare sul da farsi e inizialmente mi occupai di apportare tutte le modifiche maturate, ancora una volta essenzialmente nella zona della gamba.

Infatti il terzo grande scoglio stava per delinearsi. Avendo scelto di realizzare il prototipo di una sola gamba, era giunto il momento di pensare al perfezionamento di tutte le parti che la componevano, in modo da poter essere pronte per uno stampo preliminare. Infatti per poter procedere in modo corretto con la parte superiore di un modello del genere, e' importante dargli da subito entrambe le gambe, sia per accrescere la comprensione del baricentro, ma anche per stabilire gli effettivi ingombri e forme.

Una volta infatti rifinite tutte le parti al fine di ottenere pezzi il piu' possibile definitivi, ho dato ad uno stampatore il compito della clonazione dei pezzi.

Nel frattempo avrei iniziato ad occuparmi del perfezionamento di tutta la zona bacino-codone e dell'inizio del terzo capitolo del Briegel, il corpo.

Quando, dopo circa un mese, avevo in mano le copie delle gambe, e una volta montate sul bacino finito, capii che ovviamente c'era qualcosa che non tornava.

Proprio per fronteggiare da subito questi problemi ho deciso di passare alle successive fasi solo quando l'apparato gambe-bacino fosse ultimato.

Una volta risolto il problema riscontrato, che aveva comportato una terza generale modifica di pressoché tutte le parti della gambe, ero pronto per proseguire col capitolo corpo e un primo traguardo era stato finalmente raggiunto.

Per montare il corpo sulla parte sottostante ho studiato un meccanismo composto da un sistema di pistoni mobili ancorati su di un corpo centrale dotato di uno snodo che permette un movimento verticale, piu' due rotazioni assiali.

Uno degli obiettivi di questo modello era quello di ottenere una vera e propria anatomia di tutte le sue parti, e in particolare di quelle mobili. Questa lunga elaborazione richiede un grande sforzo, poiche' necessita di un'accurato studio di tutte le superfici del modello, in funzione con i suoi movimenti, sia da un punto di vista funzionale che estetico, anatomico appunto. Credo infatti che se una parte non e' armonica e funzinalmente integrata, il modello finito possa perdere integrita' e bellezza.

Una volta terminato questa parte intermedia, io la chiamo "la staffa", ero pronto per il capitolo-corpo,quindi ho iniziato a cercare le forme adatte a riprodurre qualcosa di simile a cio' che avevo disegnato nel primo schizzo.

 

 

 

Tutto il concepimento del corpo fu il quarto e ultimo grande problema. Infatti avevo deciso che il Briegel avrebbe avuto un'altra caratteristica: un cockpit e un pilota, e se ce' un cockpit e un pilota, c'è anche un sistema di pannellature mobili, che col loro movimento, li avrebbero mostrati. In aggiunta volevo la parte posteriore o zona motore integralmente dettagliata, anche se, una volta contenuta entro le placche di carrozzeria, solo una parte di essa sarebbe stata visibile.

Decisi anche che la superficie di apertura non dovesse essere trasparente, per non togliere "compattezza" al concept originale, il che avrebbe comportato di conseguenza anche l'ideazione e la modellazione di un sistema-monitor.

Partiamo dalla parte anteriore, quella che avrebbe ospitato la zona di guida.

Gia' in fase di studio avevo pensato all'ipotesi di un'apertura composta da un doppio sistema basculante, il che significava ovviamente costruire due sistemi mobili che avrebbero azionato i relativi pannelli. Dovevo pero' tener presente tutta una serie di problematiche, come l'ingombro del pilota, il fatto di dover per forza provvedere anche ad un dettaglio interno con relative strumentazioni, l'ingombro esteriore, e non ultima la necessita' di un sistema il piu' preciso possibile visto che le superfici di tutte le parti dovevvano per forza combaciare alla perfezione una volta chiuse, pur permettendone l'apertura. 

Il punto di partenza della costruzione della zona corpo non e' altro che uno scafo di SDKFZ della tamiya opportunamente segato e modificato.

All'interno ho costruito una scatola in plasticard, entro la quale si sarebbe dovuto incastrare il modulo del sedile.

Come punto di partenza ho usato un sedile in 1/32 in resina. Una volta perfezionato l'incastro tra la base del corpo e il blocco sedile, ho iniziato a studiare l'aggancio a quella che sarebbe stata la "schiena" del Briegel, col relativo motore.

Come al solito, sono partito da una struttura in plasticard rivestita dalla gabbia tubolare di cui parlavo prima, ma questa parte e' stata costruita e poi parzialmente demolita, almeno quttro volte, prima di raggiungere la forma adeguata. Questo pezzo ha infatti una particolarita', oltre ad essere una dell parti vitali dell'organismo meccanico, essendo il secondo motore, concentra in se l'aggancio di tutte le 5 parti superiori del modello: bacino, braccia, blocco del cockpit, parte anteriore del corpo e la sua calotta mobile.

Fortunatamente, alla fine, il pezzo mi ha soddissfatto pienamente, grazie anche al posizionamento di alcune parti di sterzo di una macchina radiocomandata, acquistate appositamente.

La lavorazione alle due parti principali che avrebbero composto il corpo, torace e schiena, andava di pari passo con la costruzione della relativa copertura mobile.

Una volta strutturato il tutto nel miglior modo possibile, ogni parte doveva essere "formata", mediante la sovrapposizione e la lavorazione di uno strato di stucco bicomponente, ulteriormente sagomato, lisciato e dettagliato una volta asciutto.

Nella zona posteriore alla fine scelsi di adottare le turbine di un modello di elicottero HIND in scala 1/35 gentilmente fornita da un amico (grazie Fra!)

sulle quali ho continuato ad aggiungere dettagli, particolari ed elementi tubolari, fino a raggiungere un tutt'uno armonico, compatto e stampabile.

Dopo innumerevoli prove, test, modifiche, ripensamenti, ecc... il corpo era finito e ora la strada sarebbe stata finalmente in discesa.

 

 

 

Questa e' stata la vera zona cruciale del modello, il cui studio e realizzazione ha preso da sola la bellezza di quattro mesi e mezzo di estenuante, e a volte logorante, lavoro.

Ad ogni modo ora, se mi guardo indietro, sono felice di aver risolto in modo soddisfacente tutti i problemi che la creazione di questa parte ha comportato.

Per quanto riguarda le braccia, adottai un progetto realizzato anni prima per un'altro impegnativo progetto che ho in cantiere e che aspetta di essere terminato.

Un po' perche' avevo un assoluto bisogno di finirlo il prima possibile, un po' perche' avevo piuttosto chiare le tecniche e i procedimenti da utilizzare, l'autocostruzione delle braccia e' proseguita liscia per un periodo di tempo piuttosto cbreve, circa un mese.

Le braccia sono molto complesse, e sono formate da un sistama di snodi  che permettono un grande numero di movimenti possibili .

Anche la mano, composta da un doppio snodo all'altezza del polso, da un corpo centrale e da tre dita affusolate e' completamente posizionabile e permette di poter dare piu' interpretazioni di essa, dal pugno, alla mano aperta, fino alla possibilita' di tenere un'eventuale arma.

Una volta finito il braccio, prima di poter definitivamente esultare, ho dovuto stringere i denti e andare a rettificare tutto il modello, dalla testa ai piedi, in modo da renderlo "FINITO".

Questo ha comportato un'ennesima manomissione nelle parti della gamba, resa piu' lunga e stilisticamente più adeguata.

Anche le scudature laterali della coscia sono state aggiunte a questo punto, direttamente sulle due copie della zona coscia.

Anche i cablaggi e i raccordi dei tubi mobili (quelli cioe' non stampati in resina, ma che sarebbero stati simulati tramite l'utilizzo di cavi elettrici o molle metalliche) hanno avuto la loto importanza, poiche' a secoda del loro posizionamento, ne sarebbe conseguita un maggiore o minore naturalezza nel posizionamento dei tubi.

 

 

Per concludere, l'estenuante fase di stuccatura delle miriadi di imperfezioni superficiali, portata a termite tramite l'utilizzo di vari tipi di stucchi, piu' o meno liquidi e da innumerevoli passate e rimozioni di primer.

Nel novebre del 2007 , dopo 10 mesi di lavoro, il master del Briegel era finito e pronto per essere stampato.

Ma questa e' un'altra storia.

 

 

TO BE CONTINUED